La magia che infesta il Pozzo, intervista a Matteo Grilli




Quante volte nella vita è capitato di aspettare il tempo necessario - che sembrava veramente un'eternità -, prima che uscisse la nuova stagione della serie preferita, o solamente l'ultimo romanzo dell'autore del cuore? A questo va aggiunto anche l'impedimento di recarsi nelle librerie - a causa di una problematica di proporzioni globali.
Matteo Grilli, fresco di esordio con la casa editrice effequ, fa parte di quella folta schiera di autori/autrici che si è ritrovata con una pubblicazione in più nel bel mezzo di una pandemia. Il nome dell'autore marchigiano era su tutti i radar di addetti ai lavori e del pubblico; che negli anni continua a seguirlo con affetto per gli articoli che firma in giro, e per la sua creatura social xenomorfa Pagliare hhhhtpostjing.


Il 19 marzo è uscito Crocevia di punti morti: un oggetto che si divide tra il romanzo-grimorio e un nero album di fotografie sbiadite.
I protagonisti di questa storia horror-shojo sono Celeste, Massimo, Leonardo e K.
Tutti e quattro sono legati alla remota città di provincia del Pozzo: epicentro emotivo e di sangue da cui è partita la storyline di ciascun personaggio. Nelle profondità del Pozzo pare ci abiti tuttora un mostro; che potrebbe fare il paio con quello di Derry nel romanzo It (e diciamolo, anche GRA) di Stephen King.

Matteo Grilli guarda con sincera ammirazione alla cifra di Danielewski (Casa di Foglie) e dello stesso King: ma pare prenderne le distanze quando si tratta di edificare un open world tutto suo e con una scrittura fluida. Come d'altronde è fluida l'umanità che nasce, cresce, si trasforma, muore, ma soprattuto abita nelle pagine di questo libro.














Quando ti sei detto “hey! Ora mi metto al lavoro per scrivere il mio primo romanzo?”

Diciamo nel momento in cui Francesco Quatraro di effequ mi ha chiamato per chiedermi se volevo farlo. Poi me lo sono detto diverse volte fino a quando non è diventato “Ora mi metto al lavoro altrimenti non lo scriverò mai”.

Ma prima di Crocevia di punti morti cosa c'è stato?

Prima la volontà di diventare uno sceneggiatore, poi ho scoperto Prismo (R.I.P.) e Mark Fisher e ho iniziato a scrivere cose simili per riviste online marchigiane. Una cosa che non sa nessuno: quasi tutti gli articoli che ho pubblicato poi su Not o Esquire erano parte di una mail di proposte che inviai a Prismo qualche giorno prima che annunciassero la chiusura della rivista.

Come è stato lavorare con l'editore effequ durante la stesura del libro?

Non sarei mai riuscito a scriverlo se non fosse stato per loro. L’idea di rendere lo shitposting una narrazione che non fosse respingente al 100% è qualcosa che abbiamo creato insieme, dandoci tempistiche assassine ma, paradossalmente, adatte al mio modo di fare. Se non sento una qualche urgenza e rischio mentre scrivo allora c’è qualcosa che non va. Effequ l’ha capito e mi ha fatto “schiantare” con dolcezza, altrimenti non avrebbe funzionato.

Com'è nata l'idea di ambientare la storia in una provincia italiana – e con un pozzo come epicenro di tutto?

Sono partito dalla regola fondamentale, ovvero scrivere di quello che conosco. Non volevo apparire disonesto a chi mi avrebbe letto o, soprattutto, a me stesso. Adoro i posti dimenticati e sperduti della provincia, è qualcosa che sentivo mio e mi risucchiava continuamente ogni volta che provavo a sfuggirle. Da questa sensazione è nato il Pozzo.

 

Qualche elemento ti ha disturbato e/o impedito durante la stesura?

Abitando da solo fuori Milano ho avuto lo spazio giusto per scrivere un libro del genere. Gli unici impedimenti sono stati il garantirmi la sopravvivenza facendo spesa, mantenere una casa decorosa per non farmi assalire dalle vespe affamate di spazzatura (giuro), e organizzarmi con il mio lavoro full time. È stata dura, ma i miei colleghi sapevano di questo libro e mi hanno supportato, cosa rarissima, e li ringrazio di cuore per questo.

 

Il libro contiene ispirazioni provenienti dalla cultura pop (tra videogiochi e cinema) e da un certo immaginario shojo. Come è stato combinare generi, immaginari e opere nello stesso testo?

Forse è la cosa che più mi viene naturale, è elettrizzante e mi consente di uscire fuori da molte gabbie, narrative e non. Tutte le cose che preferisco sono soprattutto commistioni di generi che, in teoria, non dovrebbero funzionare e alla fine funzionano lo stesso. Adoro la cultura pop, ma soprattutto adoro vederla decostruita, sconsacrata, frullata.






Pensando al fumetto: quali opere ti sono state di aiuto?

Quando ho iniziato a scrivere davvero ho sempre voluto cercare un compromesso strano tra Daniel Clowes, Chester Brown e Alan Moore: tipo surreale – confessionale – chaos magick, vabbè, un casino. Quando ho scritto Crocevia pensavo spesso a The Surface di Ales Kot, a Inio Asano e Kimagure Orange Road, ai dungeon di Mat Brinkman, insomma, i fumetti ci sono sempre e mi incasinano sempre e va benissimo così.

La presenza della retromania (e del retrogaming soprattutto) è fondamentale per descrivere e raccontare alcuni stati d'animo dei protagonisti.
Mai retorica e infantile come si vede troppo spesso in giro.

Per me era fondamentale esprimere un concetto: la retromania, se non viene affrontata, è una merda. Non importa come, ma lo ritengo un passaggio fondamentale per riappropriarsi di oggetti, luoghi e stati d’animo e privarli di quella componente ricattatoria, annichilente, che ti fa sprofondare e annulla tutto quello che di nuovo e bello potrebbe riservarti il futuro. Ho provato quella sensazione, e da quel momento la combatto. A volte vinco, altre perdo, ma ci provo sempre.


In quale personaggio ti rivedi di più (e ovviamente perché)?

Ho messo pezzi di me un po’ ovunque, soprattutto per dargli fuoco.


E invece in quale non ti rivedi assolutamente – o che non ne condividi alcuni caratteri?

Molte cose, ma allo stesso tempo empatizzo con tutto quello che mi inorridisce, non capisco perché lo faccio ma succede spesso. Le parti dove quasi rivedo me stesso sono effettivamente le peggiori.


In qualche momento hai concentrato tutto (o quasi) l'essenza del libro?

Ci sono parti che ho scritto pensando: ecco, questo è Crocevia. Poi le persone che l’hanno letto hanno trovato i loro momenti cardine, e sinceramente ora preferisco lasciare questo aspetto alla mutazione di chi lo legge ed evoca le sue impressioni su quello che ho scritto.


Sei seguito e conosciuto per essere l'admin della pagina Pagliare hhhhpostijing.

Un canale che è stato cruciale per la creazione di un tuo personaggio - e forse il più incisivo. È così?

Sicuramente è un laboratorio dove sperimento continuamente e in totale libertà, ed è stato molto utile per conoscermi come scrittore di mostri.


It di Stephen King è il vaso di Pandora da cui fuoriesce tutto il male – e in tutte le sue forme.

Il male che, dalle prime fasi dell'adolescenza di ognuno di noi, ne segna il passaggio successivamente all'età adulta. Il personaggio di K può essere un suo fratellino in questo senso. Ma chi è in realtà K.?

… (⚔🌹)

Matteo? Ci sei?

no cristoddio non ci sta nessuno qua a parte me e altre 10000 esseri che strisciano per uscire porcodue non fare nomi lasciaci stare guardati le spalle bevi vetro sii gentile e premuroso con gli uccellini feriti e soprattutto sposati con un incubo che i sogni so na palla CIAO





                                                                                  @Yurasart




L’autore: Matteo Grilli (1988), esordisce scrivendo racconti horror e sceneggiature per fumetti. Ha sceneggiato la serie tv Anime & Sangue per Amazon Prime Video e attualmente è impegnato nella stesura di nuove serie tv. Scrive articoli per Not, Esquire Italia e La Caduta. Il suo saggio La liberazione dell’otaku si trova in Nerdopoli (effequ 2018).




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Simone Tribuzio (Terracina, 1991) lavora dal 2015 come ufficio stampa per case editrici di fumetti.

Scrive per
Esquire Italia, minimaetmoralia, Rivista Studio, Altri animali, Ondarock.
E ha scritto per le riviste
Il Mucchio Selvaggio e Finzioni Magazine.
Dal 2020 è coordinatore della Classifica di Qualità Fumetto per L'indiscreto.

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